Il nostro metodo

La trentennale attività condotta dall’ISCUM è stata sempre caratterizzata da una forte impronta metodologica e da una grande vivacità dialettica riguardante le metodologie applicabili allo studio, alla conoscenza, alla valorizzazione e alla conservazione del patrimonio culturale sia all’interno dell’associazione sia nei confronti delle altre istituzioni operanti su queste tematiche.  Le metodologie sono fondamentali  per lo sviluppo di qualsiasi tipo di ricerca e di conoscenza da essa derivata.  Nel caso dell’archeologia, le metodologie possono riguardare la bellezza e la rarità dei reperti, secondo i metodi della storia dell’arte, ma anche la storia dell’uomo e dell’ambiente più in generale, per meglio conoscere il presente ed il futuro.  Se si esce poi dalla ricerca pura, é ormai evidente che i metodi archeologici, in tutti i loro aspetti, giocano un ruolo molto importante, non solo nella conoscenza storica, ma anche nella formazione di nuove identità professionali: esse interessano la migliore programmazione e gestione del territorio e del suo patrimonio culturale, sia nell’ambito pubblico, sia in quello privato.
Le metodologie archeologiche, che attingono strumenti e metodi da aree disciplinari differenti, non trovano un adeguato trattamento nei corsi universitari, proprio a causa dell’eccessiva separazione specialistica delle varie discipline. Prova ne sono le affluenze sempre elevate che si hanno da parte dei giovani nei convegni e nei corsi interdisciplinari.
 “Utilizzazione delle metodologie archeologiche” non vuol dire “Ricerca archeologica”. Questa, come ogni ricerca disciplinare di base, viene condotta dagli Istituti a ciò destinati, o dalle leggi o dai loro statuti fondativi; non è in genere finanziata come ricerca pura; ha un numero limitato di addetti e di diretti fruitori. La vera evoluzione della conoscenza, dunque, avviene essenzialmente in archeologia, come altrove, ad opera della curiosità e della volontà dei ricercatori che in qualche modo afferiscono ai sistemi dove la ricerca, dalla progettazione alla pubblicazione, costituisce l’attività principale.
I metodi della ricerca archeologica, così come gli scopi e gli stessi campi d’azione, sono molto cambiati negli ultimi trentacinque anni. Agli interessi storico-artistici per le migliori produzioni del passato si sono aggiunti, per esempio, quelli per i problemi della vita quotidiana, per i “saper fare” che hanno permesso la sopravvivenza ed i miglioramenti della qualità della vita, ma anche la realizzazione di opere uniche, la cui costruzione e la cui durata sembrano ancor oggi difficili da spiegare.
Dal momento che l’archeologo rimane comunque uno storico che cerca di conoscere il passato sulla base delle cose fisiche, dette reperti, ma che in molti casi sono ancora in uso, è obbligato, per meglio capire il passato, se non vuole fermarsi alle pure conoscenze formali, ad affrontare anche le conoscenze di carattere scientifico, dette archeometriche, come quelle sulle caratteristiche naturali e tecniche di molti materiali non più usati e conosciuti, sulle cause ambientali di degrado, sulle tecniche produttive tradizionali e sulla cultura materiale in generale.
Le basi scientifiche dell’archeologia moderna, e della storia della cultura materiale, hanno determinato, tuttavia, altre possibili ricadute dei metodi archeologici sui problemi della vita moderna.
Quello che è stato chiamato “Metodo ISCUM”, per esempio, consiste nel determinare, incrociando dati archeologici ed archeometrici, in quale periodo una categoria di manufatti abbia raggiunto una completa evoluzione nell’ambito della cultura materiale. Nei casi in cui le caratteristiche prestazionali e di durata abbiano ancora un’importanza nella vita attuale, la conoscenza scientifica di certi materiali e tecniche empiriche del passato, può permettere di verificare, come essi possano essere in grado di soddisfare in modo migliore di quelli moderni i loro compiti e, quindi, siano reinseribili in un’economia di mercato, riproponendone allora una produzione adeguata all’economia ed ai modi di lavorare odierni.
La prima esperienza, in questo senso, si è avuta negli anni Ottanta del secolo scorso con la riscoperta della pietra ollare per una migliore cottura dei cibi.
Una decina di anni dopo è partito il recupero di tutte le qualità economiche, igieniche ed ambientali della calce magnesiaca e degli additivi inorganici con essa impiegati.
Negli ultimi anni si sta lavorando sul sistema ligure dei terrazzamenti, come un metodo complesso, ma sperimentato, di equilibrio ambientale e paesistico.

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