Pomeriggio di terra cruda a Novi

Questi gli ingredienti:
un libro che vuole essere un sasso nello stagno del problema della conservazione degli edifici in terra cruda,
un pubblico agguerrito di tecnici che si confrontano quotidianamente con il rispetto della normativa,
tecnici comunali che portano avanti da anni il tema.
Questi gli esiti:
più informazione
più provocazione
e un tavolo di confronto in programma per l’autunno

Per altre info:
http://www.comunenoviligure.gov.it/servizi/notizie/notizie_fase02.aspx?ID=5185

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La Frascheta e le costruzioni in terra battuta

Si è tornato a parlare della Frascheta e delle Costruzioni in terra battuta nel Convegno tenuto il 5 dicembre scorso nell’Auditorio del Marengo Museum in Spinetta Marengo (AL). A volerlo e ad organizzarlo sono stati i geometri: Franco Castiglione, Presidente dell’Associazione Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Alessandria e Roberto Moncalvo per il Collegio Provinciale dei Geometri e Geometri Laureati di Alessandria.

L’idea di proporre un Convegno sulla terra cruda è sorta dall’utilizzo improprio del termine “Trunera” che da qualche anno ha sostituito quello di “Costruzioni in Terra” o “Cà d’tèra”, per usare il termine dialettale, ma è andato ben oltre riproponendo un corretto approccio al paesaggio, agli edifici storici e ai nuovi sistemi costruttivi con la terra cruda.

 

Sicuramente si può affermare che i primi trattati sulle costruzioni di terra cruda della “Frascheta” non riportano un nome che identifichi gli edifici di argilla. Nel 1914 A. Lorenzi attirò l’attenzione dei geografi sulle case di terra piemontesi: “tipo dei cassinotti d’argilla della Fraschevera”; nel 1935 A. Coppa Patrini scriveva: “ Costruzioni edilizie di terra battuta nel territorio della Frascheta (Al)”; nel 1958 Baldacci indicava: “vasta zona di impiego dell’argilla cruda nel bacino padano in provincia di Alessandria. Nella zona di Alessandria il mattone crudo dicesi tru o tro (Castellazzo B.) con varianti cru (Suardi). Nel 1975 Pietro Barozzi scriveva “Le Trunere della Frascheta” nella piana di Alessandria dando inizio così ad un nuovo modo di denominare gli edifici in terra cruda, unificando sotto lo stesso nome due diversi sistemi costruttivi: il mattone crudo e la terra pressata nella cassaforma. Dal Duemila i politici locali hanno prevalentemente usato il termine Trunera anziché case di terra. Si contano nell’archivio storico del giornale Il Piccolo di Alessandria 60 articoli contenenti quel termine dal 2002 ad oggi.

 

A fine Convegno Luigi Timo, che da ragazzo ha lavorato in fornace a costruire mattoni ed è esperto della lingua dialettale alessandrina, ha ricordato che chi fabbricava mattoni era chiamato il “trunero” e sua moglie la “trunera”…..

 

Il paesaggio della “Frascheta” è stato esaminato da vari punti di vista: archeologico, storico, geografico, urbanistico ed economico dall’Architetto Clementina Dellacasa; sono stati messi in rilievo i punti focali degli eventi che dai primi abitatori ai centri industriali di oggi hanno trasformato il territorio. Un progettista attento dovrebbe avere la sensibilità di tenere presente l’insieme di tutti i punti di vista, cosa che fino ad oggi non sempre è stato fatto.

 

Le case di terra battuta sono il risultato di una normale usanza di utilizzare il terreno per costruire dei ripari già dal Neolitico; così come tutte le popolazioni che si sono susseguite potrebbero aver portato tale tecnica costruttiva: Marici, Romani, Monaci Cistercensi, Spagnoli e forse anche Saraceni.

 

Le prime testimonianze datate di edifici in terra cruda risalgono al Medioevo, così ha documentato l’Architetto Rosa Maddalena Pagella, fino a giungere all’Ottocento con la maggior costruzione di edifici aventi forme e destinazioni d’uso differenziate: Cascinotto, Casa, Cascina, Villa, Scuola, Chiesa, Campo Santo, Scuola. La terra cruda come materiale da costruzione è stata usata in ogni Continente e in ogni epoca storica fin dai tempi più antichi, come testimoniano molti edifici giunti fino a noi; sia il mattone crudo che la terra pressata ci accomuna ad altri paesi dove ancora oggi si usa la terra per costruire. Purtroppo negli ultimi venti anni numerosi interventi sugli edifici esistenti sono stati più distruttivi che conservativi . Questa problematica è stata precisata dall’Architetto Pier Luigi Prati che ha ricordato anche le peculiari caratteristiche tecnologiche dell’uso della terra sia del passato sia del presente, che come professionista, ha messo in pratica in una costruzione sita nel Camposanto di Mandrogne, dove sono stati utilizzati pannelli di terra precompressa con sistemi meccanici e con rifiniture in mattoni di terra pressata.

 

L’Architetto Daniela Demartini ha evidenziato le caratteristiche della terra cruda come materiale da costruzione: è un materiale naturale quindi dal costo di trasporto quasi inesistente; facilmente lavorabile senza emissioni di sostanze inquinanti; presenta un elevato comfort termico; favorisce un elevato isolamento acustico; la traspirabilità della terra cruda agevola l’azione regolatrice dell’umidità interna; è di facile smaltimento; la lavorazione della terra cruda non presenta alcun tipo di rischio per la salute. Per questi motivi può essere utilizzata per migliorare edifici esistenti facendo uso di pannelli, pavimenti , intonaci realizzati in argilla ma anche realizzando edifici moderni come sta facendo Martin Rauch in Austria ma anche altrove e qui nella Frascheta ha costruito le pareti della Cantina La Raia a Novi Ligure.

Le caratteristiche fisiche e meccaniche dell’argilla sono state illustrate dall’Architetto Silvia Fasolo che partendo da semplici esperimenti ha esplicitato come l’argilla, o meglio le argille, possono essere esaminate e quindi sottostanno a calcoli precisi.

 

RMP

da leggere

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Un manuale teorico-pratico per la costruzione in terra cruda. Aspetti scientifici e tecnici del materiale edilizio piu’ antico del pianeta

Una citazione

”La fabbricazione colla sola terra
senz’altri materiali, né altro cemento,
vale a dire senza pietra e calcina,
consiste unicamente nella mano
d’opera, ed è presso a poco una
imitazione perfetta della natura”
(Giuseppe Del Rosso, “Delle fabbriche di terra”, 1793)

Sopralluogo nelle case di terra cruda del Novese

Oggi un gruppo di ricercatori ISCUM, accompagnato da studiosi locali, ha visitato alcune cascine e palazzi costruiti in terra cruda battuta (pisé) nel comune di Novi Ligure (AL).

Nelle foto, alcuni esempi di costruzioni edificate con questa tecnica già nota agli antichi romani; nel Novese buona parte degli edifici fabbricati tra il XVIII secolo e l’inizio del XX secolo sono riconducibili a questa tecnologia.

Novi e lo studio della cartografia pre-catastale, conferenza di: arch. Daniela Barbieri e arch. Isidoro Parodi dell’amministrazione comunale di Novi Lig

tavola bassaIl 24 ottobre 2013 si è svolto presso la sede Iscum in incontro che ha riguardato:

Terra di Nove. Il Libro figurato di Giovanni Benedetto Zandrino, istantanea di un territorio tra Piemonte e Liguria sul finire del Seicento.

Il Libro figurato di tutte le possessioni del territorio dell’insigne Terra di Nove, iniziato il 29 maggio 1690 e concluso l’anno successivo, è un interessante e prezioso esempio di rappresentazione del territorio rurale di un centro minore.

I diciassette quaderni redatti da Giovanni Benedetto Zandrino, agrimensore della città di Alessandria, descrivono tutti gli appezzamenti di terreno facenti corona al borgo fortificato della città di Novi, possedimento della Repubblica di Genova dal XV al finire del XVIII secolo.

Il territorio, con la sola eccezione del concentrico, viene restituito attraverso l’accurata rappresentazione di fabbricati, strade, corsi d’acqua e tipi di coltivazione. Ogni appezzamento, numerato e corredato dell’esatta misura della sua superficie, è accompagnato dal nome del proprietario – spesso appartenente alla nobiltà genovese – e valutato in base alla sua posizione topografica.

L’accurata e dettagliata raffigurazione delle numerose “cassine”, la cui immagine ci viene restituita simultaneamente in pianta e in elevato, costituisce – tra l’altro – un’importante testimonianza dell’antica consuetudine a costruire con la terra battuta (pisé), tipica dell’alessandrino.

In chiave diacronica il Libro figurato conservato presso l’Archivio Storico del Comune di Novi Ligure (Alessandria), assume un rilevante valore per lo studio della permanenza degli insediamenti, della conservazione delle strutture, della popolazione nelle campagne, dell’uso del suolo e, più in generale, dello studio del territorio, offrendo l’opportunità di ricostruire le trasformazioni subite sia dalle campagne che dalle aree divenute – a partire dalla metà dell’Ottocento – parte del tessuto urbano.

Precisiamo i termini (di Rosa Pagella)

Le costruzioni in terra cruda della provincia di Alessandria sono o in terra battuta o in mattoni crudi. Gli anziani le hanno sempre chiamate “cà d’tèra”; quando si costruivano le case in terra battuta allora si diceva “bàti a cà”. I primi studiosi delle case in terra cruda d’Italia: Baldacci e Lorenzi descrissero questi due modi. Mai studiosi locali usarono quel termine tanto di moda in questi ultimi anni che richiama solo il mattone crudo “tru” o “tro”: “trunèra”. Perché usare un termine inventato di recente e che non lascia distinguere le due tecniche? È un modo nuovo per esprimere la vergogna nata negli anni Settanta di abitare nelle case di terra cruda? Perché tradire le nuove generazioni con termini svianti?

Chi fosse interessato ad approfondire l’argomento può consultare il volume Edilizia in terra cruda in Provincia di Alessandria, disponibile anche in formato pdf: Edilizia in terra cruda