Strada romana in via San Vincenzo

segno della posizione della strada romana nella pavimentazione dei portici in via san Vincenzo
segno della posizione della strada romana nella pavimentazione dei portici in via san Vincenzo
vista dello scavo in via san Vincenzo
vista dello scavo in via san Vincenzo

La strada romana viene costruita nel I sec. d.C. con una serie di infrastrutture (muro di sostegno, marciapiede e piazzale di sosta). La strada rimane in uso con vari rifacimenti ed aggiustamenti della sede stradale fino al V secolo. La carreggiata era formata da lastre in arenaria, il resto consisteva in pietre di calcare e grossi ciottoli di fiume, recuperati nel vicino greto del Bisagno.

La mancata manutenzione e il franamento delle argille della soprastante collina dell’Acquasola, portano all’abbandono della strada, che si sposta più a valle, e che vede l’installarsi, fra VI e VII secolo, di una necropoli ad inumazione dentro anfora per fanciulli e neonati. Altri ritrovamenti nelle vicinanze, riferibili ad una vasta necropoli extraurbana posta ai margini dell’antica viabilità stradale, sono stati individuati: in Vico San Vincenzo, in Via della Consolazione, in Via XX Settembre, in Via Cesarea e in Via della Pace.

Le anfore usate come piccole bare provenivano dal Nord Africa e la più recente dal Mediterraneo Orientale (Impero Bizantino). Dopo essere state utilizzate come contenitori da trasporto per il grano, l’olio o il vino, vengono riutilizzate per deporvi i corpi di bambini morti in tenera età o al momento della nascita.

Quello di Via San Vincenzo è il primo cantiere dove Iscum ha fatto archeologia urbana (1968-1971) al di fuori della cinta urbana di Genova ed è anche il primo ad avere una certa visibilità per i genovesi e relativi media dell’epoca, mentre altri scavi come quelli sulla collina di Castello erano in situazione di accessibilità solo per gli addetti ai lavori o pochi altri. Lo si deve considerare uno scavo di salvataggio, perché non si è stati in grado, per l’organizzazione dell’epoca, di fare uno scavo globale dell’area, ma si è proceduto per campioni progressivi. Lo scavo è stato effettuato da volontari, fra cui alcuni studenti del vicino Liceo Artistico, sotto l’illuminata conduzione ed insegnamento di Tiziano Mannoni.

GARDINI A., BELLATALLA E., BERTINO A., Lo scavo dell’area suburbana di Via S. Vincenzo a Genova, in Archeologia Medievale, XVI (1989), pp. 357-410.

GARDINI A., MELLI P., Necropoli e sepolture urbane ed extraurbane a Genova fra tardoantico e altomedioevo, in “Rivista di Studi Liguri”, LIV 1988, pp. 159-178.

MANNONI T., L’<<Aurelia>> a San Vincenzo. Nuovi reperti archeologici nell’area suburbana genovese, 1968-1969, “Bollettino Ligustico2, XX 8!968), pp.97-108.

MANNONI T., Gli scarti di fornace e la cava del XVI secolo in Via San Vincenzo a Genova. Dati geologici ed archeologici. Analisi di materiali, in “ASLSP” IX (LXXXIII), 1969, fasc. II, pp. 237-248.

Le ferriere della valle Stura

Durante la settimana sulla storia della produzione 2014 un giorno è stato dedicato al ferro, per la precisione alla valle Stura, queste le tracce:

CAMPO LIGURE
1) Ferriera del Lago – Sito identificato con certezza nessuna traccia strutture in elevato – resti diversi.

2) Ferriera di Ponzema – Sito presunto nessuna traccia in elevato

3) Ferriera di Piana – Sito identificato con certezza nessuna traccia in elevato – resti del bedale

4) Ferriera località Stazione–Sito presunto nessuna traccia in elevato

5) Maglietto della Carpeneta – Sito identificato con certezza nessuna traccia in elevato

6) Maglietto del Costiolo – Sito identificato con certezza nessuna traccia in elevato

7) Maglietto di Ponzema – Sito presunto nessuna traccia in elevato

8) Maglietto dell’Angassino–Sito identificato con certezza edificio molto trasformato–resti del bedale
e della vasca di accumulo, resti di strumenti (dema)

Campo Lig mappa

ROSSIGLIONE
1) Ferriera del Lago – Sito identificato con certezza edificio molto trasformato.

2) Ferriera di Sant’Anna – Sito identificato con certezza edificio molto trasformato – resti di strumenti

3) Ferriera Moglia – Sito identificato con certezza nessuna traccia strutture in elevato.

4) Maglietto Nuovo – Sito presunto nessuna traccia in elevato

5) Ferriera Cazzulina – Sito identificato con certezza, tracce in elevato e resti di cottura

6) Ferriera dei Carlini – Sito identificato con certezza, tracce in elevato.

7) Ferriera Nuova – Sito presunto nessuna traccia

8) Ferriera di Stura – Sito presunto nessuna traccia

9) Le Ferriere – Sito presunto nessuna traccia

10)Ferriera Cannonero – Sito presunto nessuna traccia

Rossiglione mappa

MASONE
1) Ferriera di Stura – Sito presunto nessuna traccia

2) Maglietto dei Roncazzi – Sito identificato con certezza nessuna traccia
3) Ferriera del rio Masone – Sito presunto traccia di vasca – resti cottura
4) Ferriera del Vezzulla – Sito presunto nessuna traccia

5) Maglietto del Vezzulla – Sito presunto nessuna traccia.
A Masone Ferriera Vecchia Ferriera Nuova e Ferriera del Molino non localizzabili
Masone mappa

Settimana ferro carta calce + acqua e vento

ferro carta

è appena finita una settimana di studio per la SSBAP del Dastu – Polimi a cura di Anna Decri per Iscum

le attività produttive di età preindustriale: lettura delle tracce

lunedì: comunicazione e beni culturali (in aula)

martedì: il ferro (in giro per il territorio)

mercoledì: la carta (in giro per il territorio)

giovedì: la calce (in giro per il territorio)

venerdì: l’aria e la tutela (in sede)

hanno partecipato con preziosi contributi didattici:

Matteo Sicios – Giorgio Casanova – Anna Ponte – Cristina Giusso – Rita Vecchiattini – Daniela Pittaluga – Cristina Pastor

 

cave di dolomia

Novi e lo studio della cartografia pre-catastale, conferenza di: arch. Daniela Barbieri e arch. Isidoro Parodi dell’amministrazione comunale di Novi Lig

tavola bassaIl 24 ottobre 2013 si è svolto presso la sede Iscum in incontro che ha riguardato:

Terra di Nove. Il Libro figurato di Giovanni Benedetto Zandrino, istantanea di un territorio tra Piemonte e Liguria sul finire del Seicento.

Il Libro figurato di tutte le possessioni del territorio dell’insigne Terra di Nove, iniziato il 29 maggio 1690 e concluso l’anno successivo, è un interessante e prezioso esempio di rappresentazione del territorio rurale di un centro minore.

I diciassette quaderni redatti da Giovanni Benedetto Zandrino, agrimensore della città di Alessandria, descrivono tutti gli appezzamenti di terreno facenti corona al borgo fortificato della città di Novi, possedimento della Repubblica di Genova dal XV al finire del XVIII secolo.

Il territorio, con la sola eccezione del concentrico, viene restituito attraverso l’accurata rappresentazione di fabbricati, strade, corsi d’acqua e tipi di coltivazione. Ogni appezzamento, numerato e corredato dell’esatta misura della sua superficie, è accompagnato dal nome del proprietario – spesso appartenente alla nobiltà genovese – e valutato in base alla sua posizione topografica.

L’accurata e dettagliata raffigurazione delle numerose “cassine”, la cui immagine ci viene restituita simultaneamente in pianta e in elevato, costituisce – tra l’altro – un’importante testimonianza dell’antica consuetudine a costruire con la terra battuta (pisé), tipica dell’alessandrino.

In chiave diacronica il Libro figurato conservato presso l’Archivio Storico del Comune di Novi Ligure (Alessandria), assume un rilevante valore per lo studio della permanenza degli insediamenti, della conservazione delle strutture, della popolazione nelle campagne, dell’uso del suolo e, più in generale, dello studio del territorio, offrendo l’opportunità di ricostruire le trasformazioni subite sia dalle campagne che dalle aree divenute – a partire dalla metà dell’Ottocento – parte del tessuto urbano.