Ecco gli oggetti del nostro “museo virtuale” in fase di allestimento.
Invitiamo chiunque fosse interessato a contribuire alla redazione delle schede.
1 – Aspo per dipanare.
MATERIALE: ferro e legno DIMENSIONI: asse in ferro 50 cm, base in legno 11x40x7,5 cm PROVENIENZA: DATAZIONE: PROPRIETARIO: ISCUM Attrezzo impiegato per avvolgere piccole matasse di lana e simili poi destinate al filatoio o alla tessitura. Diversamente da altri attrezzi con analoga funzione (tra cui il più noto arcolaio), aveva asse di rotazione orizzontale che ruotava all’interno di due stanghette verticali fissate a una base lignea. Caratteri comuni ad altri esemplari, oltre a quello configurato, sono la parziale torcitura della barra di ferro orizzontale (un elemento decorativo che non ha una motivazione tecnica), l’ingrossamento a disco avente funzione di volano, la terminazione a punta dove inserire la spoletta, la base piatta con incavo centrale. La documentazione grafica e fotografica di oggetti analoghi sembra prediligere quasi sempre strumenti più complessi di quello rappresentato ed in cui compaiono talvolta manovelle o semplici ingranaggi
2 – Mezzuli.
MATERIALE: ferro e legno
DIMENSIONI: asse in ferro 50 cm, base in legno 11x40x7,5 cm
PROVENIENZA:
DATAZIONE:
PROPRIETARIO: ISCUM
Attrezzo impiegato per avvolgere piccole matasse di lana e simili poi destinate al filatoio o alla tessitura. Diversamente da altri attrezzi con analoga funzione (tra cui il più noto arcolaio), aveva asse di rotazione orizzontale che ruotava all’interno di due stanghette verticali fissate a una base lignea. Caratteri comuni ad altri esemplari, oltre a quello configurato, sono la parziale torcitura della barra di ferro orizzontale (un elemento decorativo che non ha una motivazione tecnica), l’ingrossamento a disco avente funzione di volano, la terminazione a punta dove inserire la spoletta, la base piatta con incavo centrale. La documentazione grafica e fotografica di oggetti analoghi sembra prediligere quasi sempre strumenti più complessi di quello rappresentato ed in cui compaiono talvolta manovelle o semplici ingranaggi
3 – Falcetti.
MATERIALE: ferro e legno
DIMENSIONI: asse in ferro 50 cm, base in legno 11x40x7,5 cm
PROVENIENZA:
DATAZIONE:
PROPRIETARIO: ISCUM
Attrezzo impiegato per avvolgere piccole matasse di lana e simili poi destinate al filatoio o alla tessitura. Diversamente da altri attrezzi con analoga funzione (tra cui il più noto arcolaio), aveva asse di rotazione orizzontale che ruotava all’interno di due stanghette verticali fissate a una base lignea. Caratteri comuni ad altri esemplari, oltre a quello configurato, sono la parziale torcitura della barra di ferro orizzontale (un elemento decorativo che non ha una motivazione tecnica), l’ingrossamento a disco avente funzione di volano, la terminazione a punta dove inserire la spoletta, la base piatta con incavo centrale. La documentazione grafica e fotografica di oggetti analoghi sembra prediligere quasi sempre strumenti più complessi di quello rappresentato ed in cui compaiono talvolta manovelle o semplici ingranaggi
oggetto 4
5 – Cote e portacote.
MATERIALE: pietra arenaria e corno bovino
DIMENSIONI: 12 cm (cote), 18 cm (portacote)
PROVENIENZA: campagna senese
DATAZIONE:
PROPRIETARIO: ISCUM
Attrezzo impiegato per affilare falcetti e falci fienaie. Consiste di due pezzi: la pietra affilatoria e il contenitore della stessa che veniva riempito d’acqua. In questo caso il corno è troncato all’apice e chiuso con un tappo, ma spesso è intero.
Il modo d’impiego è quello usato a S. Cosimo di Struppa (Genova): l’imboccatura del corno presentava due fori attraverso i quali passava un tratto di corda per poterlo cingere in vita, contenente la cote immersa nell’acqua. La troncatura all’apice si può ipotizzare fatta per evitare ferimenti accidentali dato che spesso sull’Appennino chi l’usava operava in condizioni precarie di stabilità.
In dialetto genovese era indicata come cûe
6 – Graffietto.
MATERIALE: legno (quercia)
DIMENSIONI: le asticciole 28 cm
PROVENIENZA: area bolognese
DATAZIONE: sec. 19.-20.
PROPRIETARIO Iscum
Attrezzo usato in falegnameria per incidere una sottile linea parallela ad una superficie piana. Il cartellino dice usato da stipettaio e intarsiatore. Le due asticciole hanno presso l’estremità una punta in metallo che serve per incidere il legno; nel caso presente vi sono due viti. Le due aste possono scorrere nel rispettivo foro del supporto e vengono fissate nella lunghezza voluta tramite un cuneo. Oggi ne esistono vari tipi, completamente diversi, in metallo, anche graduati: esistono anche per incidere il metallo con opportune punte
oggetto 7
8 – RONCOLA.
MATERIALE: ferro e legno
DIMENSIONI: (?)
PROVENIENZA: (?)
DATAZIONE: sec. XIX.-XX.
PROPRIETARIO: ISCUM
Si tratta di una tipologia di roncola che viene tutt’oggi adoperata per il taglio di sterpaglie, rovi e piccoli rami quando ci si addentra nei boschi. Viene utilizzata molto anche dai cercatori di funghi in quanto questi la utilizzano per addentrarsi appunto nella vegetazione fitta. Per questo motivo gli è stato attribuito il nome “fungaiola”.
Identificazione effettuata grazie alla consulenza del sig. Rinaldi Enrico della F.lli Rinaldi di Rinaldi Faustino & C. s.n.c. che attualmente le produce.
9 – Trinciaforaggio. MATERIALE: ferro
DIMENSIONI: 60 cm
PROVENIENZA: campagna bolognese
DATAZIONE: sec. 19.-20.
PROPRIETARIO: ISCUM
Oggetto utilizzato per ricavare dal fieno ammassato in fienili e covoni la quantità voluta e poterla poi movimentare con un forcone. Il funzionamento è analogo a quello di una vanga e difatti l’esemplare raffigurato presenta un tagliente (nel caso specifico ad angolo ottuso), una staffa su cui fare forza con il piede, la parte prossimale con terminazione a cannone dove innestare un manico in legno.
In assenza di specifiche ricerche, il tipo funzionale sembra essere stato utilizzato, in età moderna, soprattutto in Italia settentrionale, nelle aree di pianura, da cui proviene l’esemplare raffigurato, ma anche nell’Appennino e nelle Alpi
10 – Conocchia.
MATERIALE: legno, canna e ribattini in ferro
DIMENSIONI: lunghezza massima nelle parti conservate circa 55 cm
PROVENINZA: Maremma toscana
DATAZIONE: sec. 19.-20.
PROPRIETARIO: ISCUM
Tre esemplari e vari frammenti in legno e canna di conocchia o rocca per filare. Questi oggetti necessitavano per funzionare di un rigonfiamento ovoidale in quella che sarà la parte sommitale e di un’asta lunga circa 80 cm. Nell’esemplare a destra si nota la sommità tenuta aperta da un dischetto, così da reggere il materiale da filare (detto pennecchio o roccata), e il laccetto a cui la stessa era legata. La lunghezza dell’asta, solo parzialmente conservata negli esemplari raffigurati, consentiva varie modalità d’utilizzo: alloggiandola nella cintura della filatrice, appoggiandola fra le gambe della medesima o infilandola sotto l’ascella. Aste particolarmente lunghe consentivano anche di appoggiarle al suolo. Per tenere in tensione il materiale da filare necessitava il fuso o fusaiola che qui non sono conservati, ma la conocchia poteva essere usata in associazione con filatoi a pedale così da velocizzare il lavoro. Conocchie e fusaiole erano diffusissime fin da epoca preistorica e la documentazione fotografica di scene d’uso è una delle situazioni di lavoro domestico preindustriale fra le più note
oggetto 11
oggetto 12
13 – Gabbia in legno.
Gabbia in legno utilizzata per l’allevamento e la caccia da appostamento con richiami vivi di uccelli migratori appartenenti alla famiglia dei Turdidi (tordo bottaccio, tordo sassello, merlo e cesena) e dell’allodola.
La funzione dei richiami vivi è quella di attirare col proprio canto i congeneri selvatici facendoli scendere e posare sugli alberi appositamente potati e sagomati, a tiro utile del capanno dove il cacciatore è appostato. Un particolare sistema di allevamento dei richiami vivi, fa sì che essi cantino in autunno come, in natura, farebbero invece in primavera. Il canto è infatti prerogativa dei soli maschi nel periodo della riproduzione, per l’appunto quello primaverile ed estivo: infatti il canto corale di una batteria di richiami vivi in azione al capanno, è detto “la primavera”, cioè gli uccelli “fanno la primavera”.
La caccia da appostamento, fisso o temporaneo, con l’utilizzo di richiami vivi stabulati nelle apposite gabbie, è tutt’oggi diffusa soprattutto nelle aree montane settentrionali (Liguria, Lombardia, Veneto e Friuli) e, nel centro Italia, sulla dorsale tosco-romagnola, in Umbria e nelle Marche. Altrove, trova scarsa o nulla diffusione. Si tratta di una delle forme di caccia tradizionali più antiche, non solo in Italia ma anche in alcuni altri paesi mediterranei.
I richiami vivi, per la cui legittima detenzione e utilizzo venatorio la legge statale sulla caccia n. 157 del 1992 e relative leggi regionali attuative dispongono norme specifiche, vengono stabulati per l’esercizio venatorio in gabbie tradizionali, generalmente costruite in legno o in plastica, comunque in materiali atossici e tali da non provocare ferimenti all’esemplare da richiamo. Un tempo si usavano anche il vimini intrecciato e materiali analoghi di origine naturale, le migliori gabbie in legno erano realizzate con l’ulivo.
. Dentro la gabbia sono sistemate asticelle per la posa del richiamo, un beverino per dissetarlo e un altro piccolo contenitore per il cibo. Le gabbie hanno dimensioni tali da consentire al soggetto di muoversi con accettabile agio, ma senza svolazzare proprio per evitare che possa danneggiarsi il piumaggio urtando contro la struttura. Resistono tutt’oggi produttori artigianali di gabbie per il trasporto e l’uso venatorio dei richiami vivi, anche se ovviamente esiste una produzione industriale in serie.
Questa tipologia di gabbie sono tutt’oggi prodotte e commercializzate ma vengono realizzate assemblando le varie parti precedentemente stampate in plastica antiurto e antibatterica, mediante un sistema di ganci a scatto con le basi in acciaio inox, come quelle prodotte, ad esempio, dalla Beretti S.r.l.
Nella pratica: le gabbie con dentro i richiami, vengono posizionate intorno al capanno secondo un ordine ben preciso, derivante dall’esperienza di ciascun cacciatore e dalle abilità canore di ogni esemplare. Le gabbie vengono solitamente appese ai fusti degli alberi, oppure appese a strutture di legno realizzate dal cacciatore o ancora direttamente appoggiate su supporti predisposti sempre dal cacciatore. Nel suo insieme, il capanno è un’installazione complessa dove ogni elemento ha una funzione e una collocazione molto specifica, che si perfeziona e migliora nel corso del tempo.
Vi sono infine cacciatori da capanno, che sono anche allevatori amatoriali autorizzati di alcune specie di uccelli da richiamo, per la passione (e la sfida) di fare nascere e crescere in cattività qualche esemplare di specie selvatiche.
Dimensioni
25 x 3,5 x 24 cm
Note
http://www.iscum.it/oggetti-non-meglio-identificati/
Identificazione effettuata grazie alla consulenza di Massimo Maracci, collaboratore di Caccia Magazine (https://www.cacciamagazine.it/) e di Marinella Beretti della Beretti S.r.l. (https://beretti.it/).
14 – Pettini.
MATERIALE: canna e spago
DIMENSIONI: (da sx a dx) 92 x 10 cm, 104 x 12 cm, 98 x 10 cm
PROVENIENZA Recenza (SI)
DATAZIONE: sec. 19.-20.
PROPRIETARIO: ISCUM
Insieme col porta pettine, dove è collocato, svolge la funzione di battitura del filo di trama, azione che consiste nell’avvicinare il filo appena posto dalla navetta nel passo, schiacciandolo contro quello precedente, muovendo il pettine per compattare il tessuto.
Nei telai antichi o artigianali i pettini erano costruiti con lamelle di canna. Queste venivano incastrate in due listelli di canna scavati in tutta la loro lunghezza per consentire l’incastro delle lamelle, che poi venivano fissate con uno spago intrecciato lungo tutta la lunghezza della barra. Il listello superiore è più lungo di quello inferiore per permettere di appoggiare il pettine liccio nelle apposite cave del porta pettine. Il numero delle placchette determina la larghezza del pettine liccio che è in relazione a quella del telaio. Il numero di fili al centimetro che il pettine contiene è detto riduzione, dato fondamentale per il calcolo dell’ordito
oggetto 15
16 – Soffietto.
MATERIALE: Misto, legno ferro e/o rame e pelle
DIMENSIONI:
PROVENIENZA: Contado fiorentino
DATAZIONE: sec. 19.-20.
PROPRIETARIO: ISCUM
Serviva per soffiare la polvere di zolfo sulle piante di vite.
I tubi sono stati piegati con la sabbia (cioè dopo essere stati riempiti con la sabbia e tappate le due estremità, per impedire la loro rottura). Dal mantice escono due flussi d’aria, uno centrale dalla faccia opposta a quella da dove aspira, l’altro, frontale. Quest’ultimo entra nel contenitore dello zolfo in direzione non centrale rispetto al contenitore della polvere, in modo da creare in essa un vortice nella polvere; l’altro getto d’aria contribuisce con il primo a spingere la polvere fuori attraverso un ugello in direzione frontale. Prima di uscire, la polvere passa attraverso una griglia per trattenere eventuali grumi. Sul lato opposto al contenitore, nel mantice, si trova una valvola per l’aspirazione, costituita da una lamina in pelle che si apre aspirando e si chiude soffiando. Sul contenitore della polvere si poneva un tappo che qui manca. Lo zolfo fu indicato il 10 Settembre 1851 dalla Reale Accademia di Agricoltura di Torino come rimedio contro l’oidio, malattia della vite che, provenendo dalle Americhe, attraverso l’Inghilterra e la Francia, era comparsa in Piemonte nello stesso anno.
17-Trappola.
MATERIALE: Misto, legno ferro e/o rame e pelle
DIMENSIONI:
PROVENIENZA: Contado fiorentino
DATAZIONE: sec. 19.-20.
PROPRIETARIO: ISCUM
Serviva per soffiare la polvere di zolfo sulle piante di vite.
I tubi sono stati piegati con la sabbia (cioè dopo essere stati riempiti con la sabbia e tappate le due estremità, per impedire la loro rottura). Dal mantice escono due flussi d’aria, uno centrale dalla faccia opposta a quella da dove aspira, l’altro, frontale. Quest’ultimo entra nel contenitore dello zolfo in direzione non centrale rispetto al contenitore della polvere, in modo da creare in essa un vortice nella polvere; l’altro getto d’aria contribuisce con il primo a spingere la polvere fuori attraverso un ugello in direzione frontale. Prima di uscire, la polvere passa attraverso una griglia per trattenere eventuali grumi. Sul lato opposto al contenitore, nel mantice, si trova una valvola per l’aspirazione, costituita da una lamina in pelle che si apre aspirando e si chiude soffiando. Sul contenitore della polvere si poneva un tappo che qui manca. Lo zolfo fu indicato il 10 Settembre 1851 dalla Reale Accademia di Agricoltura di Torino come rimedio contro l’oidio, malattia della vite che, provenendo dalle Americhe, attraverso l’Inghilterra e la Francia, era comparsa in Piemonte nello stesso anno.
18 – Torcinaso.
MATERIALE: ferro
DIMENSIONI: 17 cm
PROVENIENZA: Paterno (Vaglia, FI)
DATAZIONE: sec. 19.-20.
PROPRIETARIO: ISCUM
Veniva usata come pinza stringendo il setto nasale e torcendolo per costringere i bovini a seguire l’allevatore; sopratutto era utile nel confronto dei tori che, anche in condizioni di nervosismo, ubbidivano abbastanza facilmente se presi per il naso. Probabilmente è uno strumento temuto a causa del dolore che provoca la presa.
oggetto 19
oggetto 20
21 – Rocco di carro.
MATERIALE: Legno e ferro
DIMENSIONI: 36 centimetri
PROVENIENZA: Paterno (Fi)
DATAZIONE: XIX-XX secolo
PROPRIETARIO: ISCUM
Si tratta di un cilindro in legno, con sporgenze alle estremità in funzione di asse di rotazione. Le estremità del cilindro sono rinforzate da due anelli in ferro saldati per battitura. Uno di questi ha 7 fori. Lungo il cilindro vi sono due fori passanti posti a 90 gradi nei quali veniva introdotto un bastone che serviva per far ruotare il rocco agendo da leva e mettere in tensione la corda che era fissata ad una spina posta al centro del cilindro. Nei fori dell’anello laterale entrava una piccola leva che impediva la rotazione inversa del cilindro attorno al quale si avvolgeva la corda. Faceva parte del sistema di rizzaggio del carico di un carro a quattro ruote, date le sue dimensioni ridotte, come si può vedere in varie rappresentazioni. I carri a due ruote, tipo i tombarelli, avevano un rocco più lungo perchè fissato su due assi esterne del carro, mentre quelli a quattro ruote avevano una struttura apposita sotto il pianale.
22 – Ganci.
MATERIALE: legno
DIMENSIONI: 50 x 50 cm (a sx) e 46 x 27 cm (a dx)
PROVENIENZA: area senese
DATAZIONE: sec. 19.-20.
PROPRIETARIO: ISCUM
Da esperienza diretta a S.Cosimo di Struppa (Ge), erano usati per appendere cestini ai rami degli alberi da frutta a scopo raccolta dei frutti. All’estremità scanalata si legava una corda, l’altro capo della quale si fissava al manico del cestino: l’attrezzo, denominato in loco linsin, veniva appeso di volta in volta ai rami interessati e il contenuto vuotato man mano in un cesto o cavagna più grande. È interessante, per quanto riguarda nome e funzione dell’attrezzo in questione, riportare di seguito la definizione indicata nel Vocabolario genovese-italiano di G. Casaccia (1851 pag. 269)
Lensin s.m. – Ranfiane: quel rametto secco a forma d’angolo, di cui un lato è attaccato al paniere e coll’altro si appende agli alberi per comodo da riporvi i frutti nell’atto di spiccarli.
oggetto 23
oggetto 24
oggetto 26
oggetto 27
oggetto 28
oggetto 29
oggetto 30
31 – Gancio.
MATERIALE: legno
DIMENSIONI:
PROVENIENZA:
DATAZIONE: sec. 19.-20.
PROPRIETARIO: ISCUM
Da esperienza diretta a S.Cosimo di Struppa (Ge), erano usati per appendere cestini ai rami degli alberi da frutta a scopo raccolta dei frutti. All’estremità scanalata si legava una corda, l’altro capo della quale si fissava al manico del cestino: l’attrezzo, denominato in loco linsin, veniva appeso di volta in volta ai rami interessati e il contenuto vuotato man mano in un cesto o cavagna più grande. È interessante, per quanto riguarda nome e funzione dell’attrezzo in questione, riportare di seguito la definizione indicata nel Vocabolario genovese-italiano di G. Casaccia (1851 p. 269)
Lensin s.m. – Ranfiane: quel rametto secco a forma d’angolo, di cui un lato è attaccato al paniere e coll’altro si appende agli alberi per comodo da riporvi i frutti nell’atto di spiccarli
32 – Mazzuolo.
MATERIALE: Legno e ferro
DIMENSIONI: lungo 22,5 cm e diametro 16 cm
PROVENIENZA:
DATAZIONE: sec. 19.-20.
PROPRIETARIO: ISCUM
La dicitura sul cartellino che accompagna l’oggetto riporta “mazzuolo da bottai”, ma si tratta di un attrezzo usato sopratutto da ebanisti, intagliatori. Si usava assieme a scalpelli dal manico in legno perché a differenza dei martelli in ferro, il legno non rompe i manici. Le due superfici battenti sono notevolmente incavate, segno che è stato usato a lungo con questo scopo. Per battere i cerchi delle botti è necessario invece un attrezzo in ferro interposto tra il martello ed il cerchio stesso, facendo attenzione a non colpire le doghe, mentre l’eventuale battitura delle doghe richiede un martello in legno per non ammaccarle.
I due anelli in ferro che erano posti alle due estremità del mazzuolo hanno il diametro interno di 11,5 cm e vengono via facilmente a causa del restringimento del legno. Il manico è rotto, ed è particolarmente piccolo, segno che non veniva usato per dare colpi molto pesanti. Questo particolare può far supporre che in un primo tempo sia stato usato da un bottaio, ma che in seguito al consumo delle superfici battenti, sia stato impiegato da un intagliatore o ebanista.
33 – Tappi-rubinetti.
MATERIALE: Legno
DIMENSIONI: 13 e 24 centimetri
PROVENIENZA:
PROPRIETARIO: ISCUM
Sono dei tappi che venivano applicati ai mesuli (vedi No. 2 ) mobili o fissi delle botti che permettevano di far uscire il vino e si usavano con l botti orrizontali sui sostegni. L’estremità conica permetteva di farli entrare nel foro di alloggiamento.Per svuotare completamente la botte si utilizzava l’apertura posta al centro, tenuta normalmente in alto, chiusa con un grosso tappo,; si doveva ruotare la botte di 180 gradi.
34 – Stampo per formaggio.
MATERIALE: legno
DIMENSIONI: diametro 12 cm
PROVENIENZA: Casentino (AR)
DATAZIONE: sec. 19.-20.
PROPRIETARIO: ISCUM
Ha forma cilindrica con faccia interna piana e liscia; serviva da stampo per la cagliata che vi riposava per almeno una notte dopo essere stata pressata. Veniva usato in particolare per il prodotto tradizionale del Casentino a pasta cruda. Dopo la liberazione dalla forma, il formaggio veniva salato, più volte rivoltato e poi stagionato
oggetto 35
36 – Fuselli
MATERIALE: legno
PROVENIENZA: sconosciuta
DATAZIONE: in uso a partire dal 16. sec.
MISURE:
PROPRIETARIO: ISCUM
I fuselli sono attrezzi, di forma affusolata, lavorati al tornio, usati per tessere merletti e pizzi al
tombolo. Generalmente di lunghezza fra i 4 e i 16 cm a una o due teste sulle quali viene avvolto
e legato il filo. Incrociando e ruotando i fuselli fra loro, seguendo i punti base della lavorazione si
ottiene il ricamo. Ne esistono di forma varia in base agli usi (seta, cotone, lino, fili d’oro e d’argento)
e alle tradizioni locali (merletti o macramè). I tipi di legno più usati per la fabbricazione di fuselli,
sono il carpino e il bosso, ma adesso vengono fatti anche d’ulivo e di faggio. Nel tempo hanno
subito piccoli cambiamenti nella forma e nel materiale. Inizialmente erano dei piccoli pesi di
piombo che servivano a tendere il metallo o i grossi filati per intrecciare galloni e passamanerie
che venivano realizzati su telai. Poi con il passare del tempo è cambiato il supporto, dal telaio al
cuscino, i fuselli sono aumentati di numero e i filati essendo più sottili (seta, cotone, lino, fili d’oro e
d’argento) hanno richiesto dei fuselli più leggeri: vennero così prodotti fuselli in osso e in legno.
In Liguria venivano chiamati “caviglie”. Il merletto a fuselli, detto in Liguria pizzo al tombolo, è un
fine lavoro artigianale tramandato per generazioni da madre in figlia: l’esecuzione del lavoro
avviene mediante l’intreccio di fili avvolti attorno a fuselli di legno.
Le origini del merletto a fuselli sono incerte, i primi manoscritti sull’argomento risalgono al 1400,
tecnica diffusasi dall’Italia in tutta Europa
Le merlettaie genovesi, ed in particolare quelle di S. Margherita Ligure, erano considerate fra le più
abili e veloci ed i loro lavori venivano spediti in tutto il mondo. Genova, nel 1700 e nel 1800,
divenne famosa soprattutto per il punto Genova, composto da rosoni, ricchissimi di armellette,
foglioline a punto stuoia, che pare siano state inventate proprio dalle merlettaie liguri; le operaie
sammargheritesi, si specializzarono soprattutto nel merletto chiamato a filo continuo.
oggetto 37
oggetto 38
oggetto 39
40 – Mezzule.
MATERIALE: Legno
DIMENSIONI:30 x 15 ca. Spess. 5
PROVENIENZA: Chianti
PROPRIETARIO:ISCUM
Con questo termine si designa la doga centrale del fondo nella quale è inserito il rubinetto in legno che serve a prelevare il vino dalle botti medio piccole (vedi oggetti nnr. 33 e 52). Le botti grandi invece hanno un’apertura nel fondo frontale da utilizzare per l’ispezione e la pulizia; l’apertura è chiusa dal mezzule, una spessa tavola che si inserisce dall’interno. E’ tagliata in modo che la faccia esterna sia più stretta di quella interna, perchè che in parte possa entrare nell’apertura chiudendola ermeticamente con l’aiuto di un asse in legno che avvitandosi su un perno fissato esternamente al mezzule, facendo leva sulle doghe fisse del fondo, chiude ermeticamente l’apertura (chiusura di passo d’uomo o autoclavante). Al centro, ma posto in basso, vi è un foro conico per inserirvi il rubinetto che serve a prelevare il vino.
oggetto 42
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oggetto 47
oggetto 48
oggetto 51
52 – Rubinetti per botte.
MATERIALE: Legno
PROVENIENZA:
DATAZIONE: probabilmente moderna
PROPRIETARIO: ISCUM
Sono dei veri e propri rubinetti, nuovi e terminano a forma conica per essere introdotti nel foro apposito della botte. Confronta con il No. 33.
53 – Spolette .
NOME: Navetta
MATERIALE: Legno
DIMENSIONI: 15 – 20 cm
PROVENIENZA:
DATAZIONE: XIX sec. – XX sec. prima metà
PROPRIETARIO: ISCUM
La navetta per telai artigianali è costituita da un segmento di legno lavorato, lungo solitamente 15-20 centimetri, appuntito alle estremità con una cava centrale contenente una spoletta di filo, durante la corsa la spoletta srotola il filo lasciando al pettine l’incombenza di batterlo contro la trama precedente per compattare il tessuto.
. La navetta era lanciata manualmente attraverso l’ordito e permetteva così la realizzazione dell’intreccio; nei telai più evoluti il movimento della spoletta avveniva tramite fili che ne permettevano l’andata ed il ritorno, azionati con meccanismo manuale
54 – Portacote.
MATERIALE: Legno Castagno
DIMENSIONI:
PROVENIENZA: Alta Val Bisagno
DATAZIONI: Prima metà ’900
PROPRIETARIO: ISCUM
Come il nr. 5 per quanto riguarda la funzione, ma diversa il materiale. Si tratta di un parallelepipedo verticale in castagno svuotato al suo interno per circa tre quarti onde ricavarne l’alloggiamento per la cote. Su uno dei lati maggiori è inserita un’asola in filo di ferro per poterlo appendere a un gancio e quindi a una cintura o ad un tratto di corda o a un ramo.
oggetto 55 retro
oggetto 55 fronte
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72 – Zappa bidente.
NOME: Zappa bidente
MATERIALE: Ferro
DIMENSIONI: 20×28 cm
PROVENIENZA:
DATAZIONE:
PROPRIETARIO: ISCUM
Attrezzo forgiato da un pezzo unico, consistente in un cannotto cavo di forma ellissoidale (diametro 40X48 mm)
lungo 50, in cui veniva alloggiato il manico di legno, e di due denti o rebbi costituenti una forma a ferro di cavallo delle dimensioni circa 28×20 cm. I rebbi hanno sezione rettangolare digradante da 10 a 3 mm. Allo stato attuale i due denti sono divergenti, ma in origine erano senza dubbio concorrenti, inclinati all’interno rispetto alla verticale del cannotto di circa 10 gradi, proprio per favorire l’atto dello zappare, volto ad asportare la zolla del gerbide ed eventualmente frantumarla con colpi dell’attrezzo dalla parte del cannotto immanicato. A San Cosimo di Struppa (GE), lo strumento aveva i denti a sezione circolare, molto robusti e ricurvi verso l’interno, che ne favorivano la penetrazione nel terreno: in dialetto veniva chiamato burca.
73 – Tridenti o forconi. NOME: Forconi o tridenti
MATERIALE: Ferro
DIMENSIONI: 23,5×18 cm e 21×18 cm
PROVENIENZA:
DATAZIONE:
PROPRIETARIO: ISCUM
Attrezzi forgiati in un unico pezzo, consistente un manicotto circolare aperto il primo, con foro per il fissaggio del manico in legno tramite chiodo (diametro di 47 mm e lungo 83 mm), e tre denti ciascuno a sezione circolare variabile da 10 mm a zero, costituenti una forma semi ellissoidale a tridente, con rebbi ricurvi all’insù. Il secondo tipo ha un cannotto circolare (diametro 40 mm e lunghezza 12 cm circa) per l’immanicatura e tre denti a sezione rettangolare con spessore da 10mm a zero. Questi attrezzi hanno la funzione di movimentare il fieno, il letame, il prodotto dello sfalcio erbaceo per arieggiarlo e favorirne l’essicazione: in dialetto nella località di San Cosimo di Struppa (GE), sono chiamati furche.
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82 – Pettine.
NOME: Pettine
MATERIALE: Ferro.Legno
DIMENSIONI: alt. 9 cm., largh. 13, lungh. 38
PROVENIENZA: S. Rocco
DATAZIONE: 1900-1950
PROPRIETARIO: ISCUM
Attrezzo utilizzato per la cardatura della canapa e del lino, con denti in ferro. Formato da una tavoletta dotato di numerosi chiodi a sezione rettangolare, posti molto vicini tra loro per consentire l’operazione di cardatura manuale, sfregando le fibre da pettinare. Dall’operazione si ottiene la separazione delle fibre corte (stoppa) non impiegabili usi tessili. Altri strumenti con analoga funzione differiscono per le dimensioni sia della parte chiodata sia dei chiodi stessi. Specialmente il lino poteva essere passato su due strumenti con diversi chiodi: più fitti e più fini nel secondo per ottenere una fibra di migliore qualità.
83 – Catena del Camino.
MATERIALE: Ferro
DIMENSIONI: 10 anelli di diversi diametri
PROVENIENZA: ignota
DATAZIONE: XIX secolo
PROPRIETARIO: ISCUM
Le catene venivano appese nei camini, esattamente al centro del focolare, tramite il gancio più grande, a una barra orizzontale che vi era murata all’interno, all’inizio della cappa. Gli anelli servivano a regolare la distanza tra le due barre rigide per avvicinare o allontanare la marmitta o il calderone dalla fiamma. La barra di ferro con il gancio più grande, cioè, quella che si appende al camino ha due uncini, il che permetteva di appendere qualcosa di corto, lontano dalla marmitta e, ancora di più dal fuoco, ad esempio per intiepidirlo soltanto. La catena può essere anche fissata ad un braccio mobile, murato di fianco al focolare in modo da avvicinare o allontanare da esso la pentola senza sganciarla. Oggetto indispensabile nelle case di campagna fino alla fine del XIX secolo, in Francia aveva dato origine ad una simpatica usanza: festeggiare quando la catena, detta “crémaillère, veniva appesa in una nuova casa. L’espressione, “pendre la crémaillère” è usata ancora oggi quando si festeggia l’ inaugurazione di una casa.
Nell’iconografia medievale, la catena è in realtà una cremagliera, un unico pezzo in ferro con i ganci alle estremità e numerosi denti come una cremagliera, cui appendere la caldaia.
oggetto 84
85 – Stadera.
NOME: Stadera (latino statera)
MATERIALE: diversi
DIMENSIONI:
PROVENIENZA:
PROPRIETARIO: ISCUM
Era a Roma una bilancia a un solo piatto che pendeva mediante più catenelle da un’estremità dello stelo o asta pesatrice. Gli oggetti che dovevano pesarsi potevano, a seconda dei casi, poggiarsi sul piatto o appendersi a un uncino fissato a un disco in corrispondenza del piatto e a sua volta tenuto fermo per mezzo di catenelle più corte all’estremita dell’asta, in vicinanza della quale erano fissati uno o due uncini, i quali servivano a spostare l’equilibrio della bilancia e in conseguenza a diminuirne o aumentarne la portata. Come si vede in una stadera dì Anzio, sulle facce dell’asta a forma di parallelepipedo, in corrispondenza di ogni uncino di attacco, era segnata una speciale graduazione che corrispondeva alla portata della bilancia sospesa ai rispettivi uncini d’attacco. Il peso era fatto scorrere su questa graduazione; esso era assai spesso in forma di bustino umano, o di altra figura, e lavorato talvolta con fine intento d’arte. Probabilmente la portata delle stadere romane era uguale a quella delle moderne (kg. 10-150). Col nome statera era designata talora anche la bilancia a due piatti (trutina, libra). La stadera moderna. – La stadera, o bilancia romana, conserva anche oggi all’incirca le caratteristiche e le forme dell’età antica: essa si compone, cioè di due bracci disuguali, il minore dei quali sostiene un piatto, o un gancio, o altro mezzo per reggere l’oggetto che si vuol pesare; lungo il braccio maggiore scorre un peso costante “romano” o “piombino”); tale braccio reca divisioni (“tacche”), la cui numerazione fa conoscere il peso del corpo situato sopra il piatto, o attaccato ai ganci. L’insieme delle due braccia della stadera (che formano un’unica sbarra metallica) si chiama “stilo”; lo stilo è a sua volta sospeso a un gancio, che serve ad appendere o a reggere la stadera. La stadera è, come risulta dalla descrizione fattane, una leva di primo genere, in cui la potenza può essere posta lontano dal fulcro assai più che la resistenza, cosicché un peso relativamente piccolo può fare equilibrio a una massa assai pesante.Attualmente la stadera è ancora usatissima come bilancia di mercato, e in genere nei casi in cui non occorra una grande precisione nella pesata. La s. comunemente impiegata è munita di due ganci, che consentono di usarla con due bracci diversi, ai quali corrispondono due graduazioni diverse nell’asta, una per la pesatura di carichi piccoli (comunemente fino a 2 kg), l’altra per carichi più grandi (comunemente fino a 6 kg).