Rimedi naturali, importanza della legna e altre questioni di sapere empirico nell’Oltregiogo
Oggi molti non sanno cosa è un bosco ceduo. Eppure 50 anni fa era l’oro verde dell’Appennino: legna da ardere, da costruzione, da tannino, foglie per la lettiera della stalla, funghi, legno per gli attrezzi agricoli, carbone di legna. Le mulattiere, frutto di una progettazione spontanea millenaria, avevano la giusta pendenza e larghezza per il trasporto dei tronchi: la manutenzione dei proprietari limitrofi faceva sì che non diventassero ruscelli ma delle gronde che rallentavano l’acqua verso valle. Un sapere che sta svanendo insieme a quello dell’uso delle erbe usate come una medicina, ai loro nomi in dialetto, ai micro toponimi che contraddistinguevano ogni proprietà. Un carro da buoi era costruito con molti tipi di legno, ognuno con le sue qualità di durezza, flessibilità, durata.
Un bosco ceduo di roveri ancora pulito: una volta venivano tagliati dopo solo dieci o quindici anni. Pensate quanta fatica si fa a buttare giù la legna e accatastarla. Poi si carica sul carro, si porta e si scarica a casa indi si “resega” e si mette nella legnaia. I due verbi sono “tagliare” per abbattere gli alberi e “segare” per farne tavole o pezzi adatti alla stufa. La dura fatica della legna: il cammino è lungo prima di arrivare nella stufa Saper impilare la legna è un’arte. Come fare un muro a secco. Un “cabanotto”: anche nei posti più lontani se ne trovavano; costruiti in modo semplice ma efficace. In genere il tetto era di paglia.
Riferimento bibliografico: Centro Culturale di Isola del Cantone (GE), “Interviste varie negli anni 1980 – 1990”, presso l’Archivio del Centro Culturale.